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venerdì 11 marzo 2016

La tranquillità interiore, una breve introduzione filosofica alla felicità

La felicità è un viaggio, il viaggio che ognuno di noi compie attraverso l'esistenza per trovare un senso alla propria vita.
La tranquillità interiore, come da sottotitolo, è una breve introduzione filosofica alla felicità, che traccia soltanto uno dei molti percorsi possibili, seguendo le indicazioni dei grandi pensatori del passato (Platone, Socrate, Cartesio, Epitteto, Marco Aurelio e molti altri).
E' un testo che non vuole fornire risposte certe, tanto meno "cure" all'infelicità precostituite, ma che vuole incamminarsi insieme al lettore in una ricerca che da sempre accomuna tutti gli uomini di tutte le epoche.
Nelle righe seguenti potete leggere un breve estratto del testo, tratto dall'introduzione e dai primi capitoli.





COME LEGGERE QUESTO SCRITTO


Raramente, nell’introduzione di una trattazione, ci si imbatte in indicazioni fornite dall’autore su come leggere il testo in questione. Eppure, in questo scritto, mi sento in dovere di farlo.
Sarà perché la felicità è un argomento molto delicato. Ognuno ha la propria idea di “felicità”, spesso influenzata dal proprio vissuto, dalla propensione e dalla sensibilità personale.
Negli ultimi anni sono molti gli scritti che promettono di far conoscere il segreto della felicità. Da un lato, ciò è sintomatico di una società infelice, nonostante l’abbondanza di beni materiali di cui siamo circondati. Dall’altro, però, credo che questi testi mentano, poiché nessuno conosce il vero segreto della felicità e, di conseguenza, nessuno può insegnarlo.
Esistono molte strade, ognuna di esse valida, e ciascuno di noi deve scegliere quella che più lo attrae, sempre nel rispetto della vita e della felicità altrui.
Quanto dico potrebbe sembrare in contrasto con quanto mi accingo a trattare. E lo è, se si legge questo breve testo come uno scrigno che contiene il vero segreto della felicità.
In così poche pagine io non prometto nulla di tutto ciò.
Descrivo soltanto la mia personale esperienza della felicità, che magari può coincidere con la sensibilità di qualcun altro, oppure stimolare spunti di riflessione in chi non la condivide. Quest’ultimo è l’interesse principale della presente trattazione, che avrà raggiunto il suo risultato soltanto se avrà stimolato ulteriori dubbi e domande.
Dall’altro lato, bisogna approcciarsi a questo testo tenendo presente lo spirito con cui è stato scritto.
Esso nasce come una sorta di lunga missiva dedicata a una mia amica che aveva bisogno di qualche consiglio sulla felicità. Similmente a molti testi dell’antichità, come la Lettera a Meneceo di Epicuro, La tranquillità d’animo di Plutarco, le Lettere a Lucilio di Seneca, è stato scritto, dunque, per rispondere a esigenze pratiche della vita, per trovare una risposta filosofica a problemi concreti (e per questo alcuni argomenti sono solo accennati in maniera concisa). Allo stesso tempo, proprio come i testi sopra citati, esso è in realtà rivolto principalmente a me stesso. Si tratta di una forma di meditazione con la quale ho tentato di rendere in maniera sistematica i principi con cui regolo la mia vita, per portare chiarezza tra le mie idee.
Essendo stato scritto ben due estati fa, è un testo che, per certi versi, percepisco ancora come acerbo rispetto a una maturazione che ancora è in corso. Nel tempo che è passato ho cambiato il modo di vedere certe cose e, nei limiti del possibile, ho corretto alcune posizioni in cui non mi rispecchiavo più, ho eliminato certi concetti e ne ho aggiunti altri. Probabilmente, se leggerò questo testo tra un anno ancora, avrò molto altro in cui mettere mano, poiché la felicità è un sentiero che battiamo costantemente e che ci costringe, in un modo o nell’altro, a cambiare di continuo le proprie convinzioni.
Detto questo, lascio il Lettore alle pagine seguenti, rinnovando l’augurio di trovare più domande che risposte.

Con affetto,


D. P.


I

LA FELICITÁ, OVVERO LA TRANQUILLITÁ INTERIORE

[La felicità]


Tutti aspirano alla felicità. Eppure essa pare così sfuggevole, a tal punto da farci creder d’inseguire un’ombra.
Schopenhauer e Leopardi giunsero a conclusioni molto simili tra loro; la felicità è impossibile da raggiungere poiché, realizzato il nostro fine dopo un faticoso percorso, ecco che subentra la noia e subito ripartiamo alla ricerca di qualcosa d’altro, illudendoci, ancora una volta, di poter giungere alla meta finale[1].
Tale verità è innegabile, ma lo è soltanto sino al punto in cui inseguiamo beni effimeri, di alcun valore, o finché chiamiamo felicità qualcosa che in realtà felicità non è.
Come sostiene Aristotele ne l’Etica Nicomachea, la vera felicità è quella che si rincorre di per se stessa[2]. Riutilizzando il linguaggio precedente, è la reale meta del nostro viaggio, il punto di arrivo da cui non sentiamo il bisogno di separarci.
Tuttavia, pur avendo indicato qual è la vera natura della felicità, occorre comprendere non solo come raggiungerla, ma anche se esiste una meta simile, giacché altrimenti ogni parola su questo argomento sarebbe spesa invano e tutta la Filosofia Antica perderebbe ogni significato[3].
E, per farlo, non c’è altro modo che mettersi in viaggio.

[La tranquillità interiore]

Epitteto, un filosofo stoico del I secolo d.C., nel suo Manuale fece un’importante distinzione: da un lato, pose i beni che non sono in nostro potere, dall’altro quelle che lo sono[4].
Ciò che non è in nostro potere, per definizione, è impossibile da cambiare, dunque non bisogna preoccuparsene; al contrario, sulle cose che sono in nostro potere abbiamo pieno controllo ed è solo tramite esse che potremo realizzarci[5].
Sempre secondo il filosofo greco, nella prima categoria rientrano il corpo, le ricchezze, gli onori e tutto ciò che dipende dal mondo esteriore; nella seconda la ragione, il desiderio, la repulsione e tutto ciò che cade sotto l’egida della nostra volontà.
Per la seguente trattazione, ci avvarremo della distinzione di Epitteto, ma con alcune differenze.
Difatti, ritengo che il corpo, entro certi limiti, sia da considerare come un bene sottoposto al nostro controllo e, al contrario, che le emozioni possano essere annoverate tra le facoltà che non possiamo influenzare direttamente.
Per ora, però, non ci addentreremo in ulteriori dettagli giacché delle motivazioni che mi portano a tale distinzione discuteremo più avanti.
Alla luce di tali considerazioni, come possiamo raggiungere e definire la felicità?
Per essere raggiungibile, essa deve dipendere da noi poiché se dipendesse solo da ciò che non è in nostro potere sarebbe come voler approdare ad un porto lasciandosi trascinare dalle correnti.
Dunque, è d’importanza fondamentale la prima categoria di beni; ma, al contrario del filosofo Stoico, non ritengo adeguato concentrarsi soltanto su essi, poiché con il giusto approccio è possibile non modificare, ma trarre vantaggio da quello che ci accade intorno. Tuttavia, pure su questo punto ritorneremo in seguito.
Perciò, definiremo la felicità come uno stato di perfetto equilibrio tra l’interiorità e l’esteriorità e, siccome essa è una condizione soggettiva, che interessa la nostra persona, chiameremo tale stato di assoluto equilibrio tranquillità interiore.
Ed ora, definita con precisione la meta, non resta che metterci in viaggio per tentare di raggiungerla.

II

I BENI CHE DIPENDONO DA NOI


Siccome ogni viaggio comincia da un punto di partenza, sarà bene cominciare la trattazione da quello a noi più prossimo, ossia dal mondo dell’interiorità, da ciò che dipende dall’Io. Ma chi è questo Io?

LA PSYCHÉ

[Conosci te stesso]

Il primo passo, apparentemente il più semplice, è in realtà il più complesso.
Infatti, come potremmo presumere di conoscere la meta e la strada da percorre se non sappiamo nemmeno chi si è messo in viaggio? Se è grave viaggiare senza documenti, i quali non contengono nulla su di noi, figuriamoci muoversi senza conoscere l’identità di quel noi.
Nelle opere platoniche riecheggia spesso, per bocca di Socrate, il motto impresso sul tempio dell’oracolo di Delphi: Conosci te stesso.
Leggere tale monito tra gli effluvi, gli incensi e i profumi inspirati dalla sacra pizia, invasata dallo spirito del Dio alla luce delle flebili e tremolanti candele doveva essere un’esperienza mistica, bastevole di per se stessa per afferrare il significato di tale concetto all’istante, come una vera e propria rivelazione.
Purtroppo però, dovremo accontentarci delle mie misere parole, che mai potranno esplicare fino in fondo il significato di questo monito così semplice ma allo stesso tempo così complesso.
Come uno zoppo che necessita di una stampella per camminare, mi aiuterò con le parole del più grande filosofo di tutti i tempi: Platone[6].
L’ateniese scrisse un intero dialogo su questo argomento, l’Alcibiade I[7], che ha come protagonisti il saggio Socrate e il giovane, bello, spregiudicato e ambizioso Alcibiade.
Quest’ultimo, appena ventenne, è ai primordi della sua carriera politica e si considera l’uomo più adatto per la polis[8] di Atene. Socrate, però, tramite la sua arte maieutica[9], dimostra non solo che egli non conosce la Giustizia, ma che manca del requisito essenziale per qualunque impresa si voglia intraprendere: la conoscenza di sé.
La sua importanza è illustrata con un ragionamento semplice quanto geniale (d’altronde, tutte le grandi intuizioni hanno queste due caratteristiche).
Prendersi cura di qualcosa vuol dire occuparsi non di ciò che le sta intorno, ma della cosa stessa.
Facendo un esempio pratico, un medico per curare una malattia non si occuperà dei vestiti del paziente, bensì del suo fisico.
Allo stesso modo, per migliorare se stessi non si deve badare ai beni esteriori – ossia alle cose che ci circondano – ma al vero noi.
Per farlo, però, bisogna conoscere questo noi, come un medico deve necessariamente sapere chi è l’ammalato per poterlo curare.
Bisogna chiedersi: chi sono io?
Rispondere non è per nulla semplice. Al termine della prima lezione di filosofia della mia vita, in terza superiore, il professore diede come compito un tema, la cui traccia era proprio: chi sono io?
Inutile descrivere quanto fossimo spaesati io e i miei compagni; non solo perché non comprendevamo il senso della domanda, ma perché non sapevamo cosa scrivere.
Chi sei tu? Mi domandava il foglio bianco, senza che io riuscissi a rispondergli.
D’altronde, lo stesso Platone, per bocca di Alcibiade, ammette che “rispondere mi è sembrata molte volte una cosa da tutti, altre volte tremendamente difficile”. [10]
Tuttavia, il filosofo ateniese non si lascia scoraggiare come facemmo all’epoca noi liceali e, tramite Socrate, esprime la seconda geniale intuizione di tale dialogo.
Per conoscere se stessi occorre concentrarsi sul nostro nucleo, sulla nostra reale essenza: l’anima (in greco, psyché).
Questo concetto, ideato per la prima volta da Socrate e poi teorizzato e sviluppato da Platone, fu rivoluzionario; per la prima volta, l’uomo si accorse di avere una propria psyché, diversa per ciascuno di noi, l’unico elemento che ci distingue l’uno dall’altro[11].
Chi sono io? Io sono la mia psyché; senza di essa non sono nulla.
Raggiungere tale consapevolezza è il primo passo verso qualsiasi forma di conoscenza, il primo passo sul cammino che conduce alla tranquillità interiore[12].
Tuttavia, con un solo passo non si può arrivare molto lontani; per raggiungere la nostra meta, occorre camminare ancora molto.
Non basta aver preso consapevolezza del proprio io, occorre capire quali caratteristiche lo differenziano dagli altri e, per farlo, nel prossimo paragrafo analizzeremo le parole di un altro pilastro della filosofia mondiale. [...]

La tranquillità interiore. Breve introduzione filosofica alla felicità, edito da Eretica Edizioni, pp. 11-24.


Di seguito, il sommario completo:


Daniele Palmieri
Se questo articolo ti è piaciuto, dai un occhio alle mie pubblicazioni.


[1] Per il primo si veda Il mondo come volontà e rappresentazione, per il secondo lo Zibaldone oppure si legga e si analizzi la sua opera poetica.
[2] Aristotele, Etica Nicomachea, Libro I, cap. X.
[3] Difatti, mentre l’uomo moderno s’interroga su come diventare ricco e famoso, quello antico, molto più assennato, si domandava come essere felice. E, curiosa coincidenza, i due oggetti delle nostre brame poc’anzi citati venivano sovente scartati da tutti i pensatori – o, comunque, considerati per quello che sono: beni apparenti ed effimeri, fantasmi.
[4] Epitteto, Manuale, a cura di Martino Menghi, BUR, Milano 2011
[5]  Mi sento in dovere di sottolineare, a scanso di equivoci, che Epitteto attua questa distinzione per quanto riguarda i beni che l’uomo deve o non deve considerare per il raggiungimento della felicità; per cui, “non preoccuparsi delle cose esterne” significa “non dipendere da esse”, giammai “chiudere gli occhi innanzi dinnanzi a ciò che accade e preoccuparsi solo di se stessi”. Al contrario, Epitteto, come tutti gli Stoici, ha sempre sottolineato l’importanza di una vita attiva, alla ricerca del perfezionamento non solo della propria condizione, ma anche e soprattutto di quella altrui.
[6] "The safest general characterization of the European philosophical tradition is that it consists of a series of footnotes to Plato"
Whitehead, Process and Reality, pp. 39, Free Press, 1979.
[7] Alcibiade I per differenziarlo dall’Alcibiade II, dialogo tramandato come platonico ma molto probabilmente spurio.
[8] Traslitterazione dal termine greco che significa città; si tenga presente, però, che la polis greca non è paragonabile alle odierne città. Essa, infatti, era un vero e proprio stato, con il proprio ordinamento politico, le proprie usanze e le proprie tradizioni. L’epoca delle polis greche è forse la più affascinante della storia antica; fu durante questo periodo che si posero le basi della cultura e della filosofia occidentale.
[9] L’arte maieutica di Socrate consiste nel porre continue domande all’interlocutore su temi che egli pensa di conoscere; costretto a enunciare una definizione da essa l’interrogato, incalzato dai quesiti del filosofo, trarrà conclusioni contraddittorie che dimostreranno la sua ignoranza.
[10] Platone, Alcibiade Primo/Alcibiade Secondo, BUR, pp. 131, Bergamo 2006
[11] Per approfondire questo argomento, si vedano il vol. 2 e il vol. 3 (rispettivamente, su Sofisti/Socrate e Platone) della sua Storia della filosofia greca e romana di Giovanni Reale edita da Bompiani.
[12] Non a caso, quando il filosofo neoplatonico Giamblico si occupò dell’ordine in cui sottoporre i dialoghi di Platone agli studenti della propria Accademia pose l’Alcibiade al primo posto, come propedeutico all’intero iter conoscitivo.

giovedì 10 marzo 2016

La tranquillità interiore. Breve introduzione filosofica alla felicità. (Daniele Palmieri)

La tranquillità interiore. Breve introduzione filosofica alla felicità.


Quest'anno sarà denso di progetti e pubblicazioni e, dopo "La panchina e altre poesie d'Amore", ecco la mia seconda pubblicazione del 2016: "La tranquillità interiore. Breve introduzione filosofica alla felicità", edito da Eretica Edizioni.
E' un breve saggio divulgativo di un'ottantina di pagine che accompagna il lettore in un viaggio alla ricerca della felicità.
Al contrario di molti altri testi sull'argomento però non promette ponti d'oro né ha la pretesa di svelare il reale segreto della felicità, per una semplice ragione: nessuno lo possiede (e può possederlo), poiché ognuno compie il proprio viaggio attraverso l’esistenza e soltanto noi possiamo scoprire il sentiero da seguire per vivere a pieno la nostra vita. Questo libro è come una piccola mappa da viaggio: seguendo alcune indicazioni dei grandi pensatori del passato (Platone, Socrate, Cartesio, Epitteto, Marco Aurelio e molti altri), traccia soltanto uno dei tanti percorsi possibili verso la felicità, nella speranza di sollevare, lungo il cammino, più domande che risposte.

Lo potete trovate sul sito della casa editrice a 9 euro e 90 anziché 13: http://www.ereticaedizioni.it/?product=daniele-palmieri-la-tranquillita-interiore
Presto, appena mi arriveranno le copie, potrete ordinarlo anche da me!


Daniele Palmieri

giovedì 21 maggio 2015

Il necessario e l'impossibile/I monologhi del destino: quando il teatro incontra Youtube

Nascita e sviluppo di un progetto culturale attraverso le parole dei protagonisti


Puntare sul mondo del teatro nella nostra epoca è già, di per sé, una scelta audace; ma se il teatro approda su Youtube adottando nuove tecniche sceniche, la scelta si fa ancora più innovativa e la posta in gioco aumenta.
Nasce, così, la Webseries “Il necessario e l’impossibile – I monologhi del destino”, che andiamo ad approfondire con le parole degli ideatori.


1)Iniziamo dalle presentazioni; sceneggiatori, regista e attori. Nomi, cognomi, ruoli e due parole per descrivervi.

Salve, Nero d'inchiostro, e grazie per averci dato la possibilità di farci conoscere attraverso quest'intervista! Veniamo tutti da Napoli, dove, malgrado i problemi, cerchiamo di credere nelle potenzialità che il territorio ci offre, specialmente in ambito culturale, impegnandoci nella stesura e nella realizzazione di opere teatrali e letterarie.
Ma passiamo alle presentazioni!

Gli sceneggiatori ed ideatori del progetto sono Alessandro Autore ed Emilio Bologna, neolaureati in Lingue e Letterature Straniere, lettori accanitissimi col “vizio” della scrittura!

Il regista è Massimo Cerullo, quasi diplomatosi alla Scuola di Cinema Pigrecoemme, eterno sognatore sempre pronto ad assecondare i “capricci” della sua creatività!

Francesco Passero, nel ruolo di Prometeo, è un Titano, nel vero senso della parola, un mix esplosivo di simpatia, eleganza e raffinatezza.

Antonio Gentile, nel ruolo di Orfeo è probabilmente la persona più volenterosa del team: testardo, caparbio, energico, non sa arrendersi e abbattersi dinanzi nessuna difficoltà.
Flora Epifania è la piú vivace del gruppo, ma la sua Euridice è invece muta e inerme, come la voce di chi non appartiene più a questo mondo.

Emilio Bologna (ebbene sì!), oltre ad aver scritto i monologhi, si è anche prestato a interpretare Turno, l'antieroe dell'Eneide e si è occupato di rifinire il montaggio audio e video insieme al regista.

Rosa Rubino, fra le attrici più esperte del team, nel ruolo della profetessa Cassandra, ha offerto un'interpretazione magistrale, frutto di una professionalità ed un'abnegazione senza eguali.
E infine Crispino Truglio, il più teatrale fra tutti (incredibile ma vero: sembra recitare anche quando non lo sta facendo!), al quale non a caso è stato affidato il ruolo di Dioniso, il dio dell'ebbrezza e dell'irrazionale.

2)Com’è nata questa collaborazione e, soprattutto, com’è nata l’idea del progetto?

Tutti noi (eccetto Rosa) facciamo parte di una compagnia di teatro amatoriale, che si chiama “Antro della Sibilla” e attualmente stiamo lavorando all'adattamento del celebre romanzo di John Steinbeck “Uomini e Topi”, pertanto ci conosciamo da tempo. L'idea dei “Monologhi del destino”, invece, è stata folgorante e improvvisa. Guardandoci attorno ci siamo resi conto dell'immensità del patrimonio artistico, culturale ma soprattutto mitologico della nostra terra e tanto Alessandro, quanto Emilio, meditavano da tempo di provare a valorizzarlo. Così, un po' per caso e in un solo pomeriggio, nacque il monologo di Prometeo che già offriva parecchi spunti di riflessione e che, almeno a livello tematico, prometteva lo sviluppo di un lavoro continuativo e più esaustivo. Perciò da Prometeo, da quelle che erano le peculiarità del personaggio che il monologo raccontava, non è stato difficile rintracciare altri personaggi che potessero essere accomunati dal tema del destino, del Fato.

3)“Il necessario e l’impossibile” è senza dubbio un progetto controcorrente nel panorama di Youtube, dove abbondano canali con un alto numero di scritti ma un basso livello di contenuti. Cosa vi ha spinto a puntare sulla cultura?

La profonda convinzione che la cultura, in particolare quella umanistica, è l'unico patrimonio sul quale investire energie e idee, malgrado vi siano dati poco rassicuranti. Ci duole, infatti, constatare che oggi a fare audience sono il gossip, il banale e il futile, specialmente su piattaforme mondiali come YouTube.
Esistono canali di un certo spessore culturale su YouTube, ma purtroppo sono pochi e la maggior parte di essi non ha il seguito che meriterebbe. 

Ebbene sentiamo di essere stanchi della monotonia e del piattume che offre questa piattaforma ed è per questo che ci proponiamo, nel nostro piccolo, di dare il nostro contributo, invertire la tendenza, di offrire un prodotto di qualità che possa, in un certo qual modo, risvegliare gli animi e dimostrare che al giorno d'oggi credere nella cultura è doveroso e imprescindibile. È inoltre doveroso offrire una valida alternativa a chi cerca un certo tipo di intrattenimento su YouTube. Portare il teatro su una piattaforma digitale non assicura certamente il successo, ma di soddisfazioni personali, sì, ce ne aspettiamo tante.



4)Addentriamoci, ora, nello spirito del progetto, a partire dal titolo; “necessario” e “impossibile”, termini, soprattutto il primo, che hanno avuto grande importanza nella mitologia greca. Com’è nata la scelta di questo titolo e cosa lega le due parole?

Abbiamo riflettuto sul significato più profondo del mito in quanto generatore di verità e domande universali, ossia concetti senza tempo che risultano comprensibili in qualsiasi epoca.
In fondo, la bellezza del mito risiede proprio nella sua immediatezza, nella sua incredibile capacità di veicolare significati e idee, diremmo, primitive, naturali. Recenti ricerche hanno dimostrato, ad esempio, quanto la spiritualità celtica possa essere paragonata a quella dei Nativi Americani, quanto certe credenze di questi due popoli, distanti secoli e continenti, siano in realtà molto simili, omogenee.
Pertanto, il mito ci è sembrato essere “necessario” in quanto imprescindibile, innato, profondamente radicato nell'interiorità di ognuno ed “impossibile”, perché, seppur chiaro nella sua chiave allegorica, offre spunti di riflessione e diverse chiavi interpretative. Dilemmi che, malgrado lo scorrere del tempo, restano e resteranno sempre irrisolti o quantomeno verificabili.

5)Passando ai protagonisti della webseries: Prometeo, Orfeo, Euridice, Turno, Cassandra e Dioniso. Qual è il filo d’Arianna (per rimanere in tema) che lega questi personaggi?

Ognuno di questi personaggi affronta il Fato e il suo dominio in maniera diversa, pur essendone in qualche modo sopraffatto: Prometeo sfida gli Dei e il destino in un atto di estrema ribellione; Orfeo decide dignitosamente di non assecondare quello che il Fato aveva in serbo per lui; Turno dal suo canto, accetta in maniera quasi epicurea la fine preannunciatagli, pur non disdegnando false speranze; Cassandra, infine, tenta di abiurare il dono della premonizione, così da poter vivere la sua vita nell'ignoranza, nella non-conoscenza del futuro.
Soltanto Dioniso, il Folle Errante, colui che sta al di là del Fato e del suo concetto, è in grado di rispondere ai loro quesiti, alle loro ribellioni. Si tratta di un Dioniso che abbiamo rappresentato in modo del tutto originale rispetto a ciò che ci tramanda la tradizione, come avrete modo di vedere.

6)Quali sono i testi di riferimento a cui vi siete ispirati per trarre le informazioni sui personaggi?

Il testo di riferimento principale sono “I dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese, un'opera fantastica che propone dialoghi filosofici fra esseri umani e divini su tematiche esistenzialiste. Altri testi che abbiamo consultato sono naturalmente quelli classici: L'Iliade, L'Odissea, l'Eneide, L'Alessandra, ma è naturale che si senta fortissima l'influenza di autori e filosofi moderni. Sono state volutamente lasciate delle tracce di Edgar Allan Poe nel monologo di Cassandra, mentre l'opera di Nietzsche risuona violentemente nel monologo di Dioniso, a chiusura dell'opera.
Inoltre ci siamo affidati all'iconografia artistica per ciò che concerne i costumi le sembianze stesse dei personaggi.

7)Il mondo della mitologia greca e latina abbonda di déi ed eroi; cosa vi ha spinto a scegliere questi protagonisti?

Questi protagonisti, con le loro storie e le loro diatribe, ci sono sembrati più idonei a rappresentare ciò che avevamo in mente perché si prestavano più facilmente ad una reinterpretazione. Ciascun personaggio, infatti, mantiene gran parte delle sue caratteristiche originali e consultabili grazie ai miti e ai testi di riferimento, ma ci siamo sforzati di “attualizzarlo”, anche in vista di problematiche sociali attuali.
Ecco perché, per fare qualche esempio, il Prometeo che presenteremo allo spettatore non è soltanto un ribelle nel senso più comune del termine, ma è un vero e proprio personaggio assetato di vendetta a difesa di una razza, quella dei Titani, brutalmente sterminata dagli Olimpii; la libertà è la sua irraggiungibile chimera, una menzogna ricercata dallo spettatore stesso.
Ecco perché Turno, l'antagonista dell'Eneide, non è più semplicemente il nemico di Enea ma il portavoce di un nuovo messaggio, il redentore di un popolo, illuso profeta e martire che si augura di poter salvare il mondo intero con il suo sacrificio. Capirete, quindi, quanto questi personaggi si svincolino dal loro ambito e cerchino di dialogare anche col presente.

8) Considerando l’aspetto tecnico, da quante puntate sarà composta la serie?

Saranno 5 puntate. Non mancheranno altri video di approfondimento dove contiamo di poter rispondere alle domande poste dal pubblico o da chiunque voglia intervistarci, sulle singole puntate o sull'intera opera. Intendiamo motivare le nostre scelte tanto in ambito tecnico (regia, costumi, musiche e montaggio) quanto in quello più spiccatamente ideologico, testuale e interpretativo.

9) Quanti minuti durerà ogni puntata?

Trattandosi di monologhi, e dunque di una tecnica prettamente teatrale, le puntate oscilleranno dai 7 ai 13 minuti circa.

10) Con che cadenza saranno pubblicate?

Verranno pubblicate con cadenza settimanale, ogni sabato pomeriggio a partire dal 30 maggio.


11)Per concludere: il mito greco, storie antiche di millenni che ci affascinano ancora oggi. Qual è o quali sono i messaggi più importanti che i miti greci possono tramandare al mondo moderno?

Ogni mito si fa portavoce non solo di un insegnamento morale ma anche, come abbiamo detto, di verità e dubbi universali. In particolare, crediamo che i miti greci siano estremamente attuali nel rappresentare la natura umana in tutte le sue sfaccettature, nello sforzo di propendersi verso la ricerca dell'essenza più intima, attraverso la descrizione di sentimenti fugaci, esperienze e scoperte che tanto déi quanto uomini sperimentano in egual modo. I Greci furono forse fra i più abili a raccontare la vita e a concepire il mito non soltanto come un qualcosa di sacro ed etereo, bensì materiale, tangibile. La leggenda diviene racconto della realtà, la realtà diviene pensiero. È questa l'attualità della mitologia greca.

13)Domanda da un milione di euro: descrivete il vostro progetto con una parola.


Coraggioso.


Il trailer della webseries sul canale in cui verranno pubblicate le puntate, la prima a partire dal 30 Maggio.




Ulteriori approfondimenti:

http://riflessidilibriit.blogspot.it/2015/05/presentiamo-il-necessario-e.html

http://mondoscultura.altervista.org/blog/sta-per-arrivare-la-web-series-che-racconta-i-miti/

Daniele Palmieri