sabato 13 febbraio 2021

Francesco Boer: Troverai più nei boschi. La connessione simbolica con la Natura


Quando, dopo i lunghi mesi di zona arancione e rossa, trascorsi nell'alienazione della città, ho potuto finalmente tornare a vagar per boschi, provato nel mio corpo e nella mia anima l'emozione di essere tornato al mio elemento naturale. E' stato come se i sensi e la coscienza si fossero espansi, fondendosi con il paesaggio; ho vagato per oltre cinque ore tra i sentieri del sottobosco, senza percepire un minimo di fatica - sentendomi come un satiro vagante nella natura selvaggia.
Ho già parlato dell'importanza di mantenere sempre vivo il legame con la Natura in un articolo precedente, legato al GreenMan e all'Homo selvaticus e a un'omonima opera di Federico Gasparotti, ma anche nella recensione de La Via delle querce di Ossian d'Ambrosio. 
Continueremo ora la serie di approfondimenti sul legame tra uomo e natura con l'analisi di un libro recentemente pubblicato da Il Saggiatore: Troverai più nei boschi. Manuale per decifrare i segni e i misteri della natura, di Francesco Boer.
Troverai più nei boschi è un ibrido ben riuscito tra gli antichi bestiari/erbari/lapidari medievali e la filosofia della natura ottocentesca di Emerson, Thoreau e Whitman. Il rapporto simbolico con la natura viene recuperato non solo con l'immersione nel bosco e la contemplazione del paesaggio - la via del "macrocosmo" - , ma soprattutto, scendendo nella molteplicità di forme animate- insetti, animali, vegetali - che danno vita al microcosmo variegato che si nasconde tra i petali, i fili d'erba, le foglie, le tane. In questo duplice movimento, ora di espansione e ora di contrazione, la coscienza è costretta ad ampliarsi e a restringersi, a diventare grande per poter ammirare con un solo sguardo l'intero bosco per poi rimpicciolirsi alla taglia di un fiore - come Alice in Alice nel Paese delle meraviglie - ed è così portata a riscoprire la meraviglia che si cela in ogni aspetto dell'esistenza - nella vastità e nel dettaglio.
Questa forma di meraviglia permette l'instaurarsi di una particolare forma di conoscenza della Natura; non la conoscenza teorica e scientifica che, per quanto possa poi trasformarsi in "pratica", presuppone sempre un distacco se non, addirittura, una forma di utilitarismo nei confronti dell'oggetto studiato, bensì una forma di conoscenza esperienziale e simpatetica: la conoscenza simbolica.
Come scrive Boer:"Il simbolo è la via che ci permette di intuire la fratellanza fra coloro che sembrano estranei. Grazie a questa rotta, possiamo tracciare un sentiero al tempo stesso nuovo e antico: la relazione che concilia l'essere umano e la natura. Non è un rapporto di dominio, con ci l'uomo tenta di ergersi sopra l'ambiente in cui vive, per sfruttarlo e renderlo schiavo. Ma non è nemmeno un asservimento dell'uomo, né si tratta di denigrarlo di fronte a un'immagine idealizzata della natura. E' piuttosto un confronto alla pari [...] è riconoscere la propria unicità ma anche comprendere che le diversità sono il canale per comunicare" (Francesco Boer, Troverai più nei boschi, Il Saggiatore, pp. 14-15).
Il simbolo diviene dunque una forma di comunicazione in grado di connettere l'uomo non soltanto ai suoi simili, ma anche alle altre forme di vita animale e vegetale, se non addirittura agli enti generalmente ritenuti "inanimati" come acqua, terra, fuoco, aria, pietre e perfino interi ambienti come boschi, montagne e grotte. Questa connessione si instaura quando l'anima dell'esploratore incappa in un elemento della realtà in grado di far risuonare in essa emozioni e stati mentali complessi - come, appunto, se l'animale, il vegetale, l'oggetto o il paesaggio ci stesse comunicando qualcosa senza l'ausilio di parole, ma soltanto mediante l'utilizzo di stimoli visivi, olfattivi, tattili, gustativi, sonori. Scrive Boer: "La natura ci parla tramite i simboli. Un prato, un bosco, un fiume: non sono soltanto luoghi esteriori, ma spazi dell'anima. Il simbolo non è solo lì fuori, ma non è nemmeno una nostra elaborazione mentale. La sua vera essenza è nel rapporto, nell'assonanza che fa vibrare all'unisono il cuore e il mondo esterno. Grazie a questa empatia, a questa grande compassione, l'essere umano può accedere a una relazione con la natura che altrimenti gli rimarrebbe preclusa" (Francesco Boer, Troverai più nei boschi, Il Saggiatore, pp. 14-15). Da questa relazione, nel punto di incontro tra osservatore e mondo, nasce il "simbolo", un'entità effimera che potremmo definire come una forma di conoscenza esperienziale del mondo né puramente soggettiva né puramente oggettiva, che comunica al soggetto un qualcosa di metafisico che si nasconde al di là della realtà materiale dell'oggetto. Questo qualcosa è una verità morale, emotiva, spirituale, che non è direttamente percepibile con i sensi - benché nasca da un incontro visivo, olfattivo, tattile, sonoro o gustativo con l'oggetto - eppure nell'anima altrettanto tangibile, a tal punto da suscitare forti moti interiori,  sia emotivi sia riflessivi.
Entrando in un bosco, tutti i sensi sono sovrastimolati da impulsi simbolici; la costante sensazione di meraviglia, unita a un certa percezione di pericolo, nonché alla necessità di mantenere l'attenzione costante, risveglia nell'anima istinti atavici che portano l'uomo a ricercare costantemente "segni" nell'ambiente circostante. Si instaura un costante rapporto dialettico tra l'esploratore e il paesaggio e, come descritto in precedenza, questa attenzione ora si espande, volgendosi all'intero ambiente circostante, ora si restringe, focalizzandosi su singoli aspetti del sentiero - e indipendentemente da dove si posa l'attenzione, il bosco è in grado di svelare un universo, una fitta trama di reti simboliche in cui tutto si rivela intrinsecamente interconnesso. Da ciò la sensazione di timore reverenziale che si prova varcando la soglia che separa il mondo civilizzato da quello selvatico. "L'uomo di animo sensibile entra nel bosco. Lo fa come se entrasse in un tempio a lui proibito" dice Boer, "Cerca un contatto con la natura, ma al tempo stesso porta dentro di sé un senso di colpa, il misfatto di appartenere a quella umanità che ha devastato e continua a rovinare la natura" (Francesco Boer, Troverai più nei boschi, Il Saggiatore, pp. 14-15)
La restaurazione  del rapporto simbolico con la Natura è il tentativo di riscattare questo peccato originale. Non a caso nei bestiari della tradizione medievale, così come nel testo di Boer, vi era il costante tentativo di leggere le molteplici manifestazioni della vita naturale su diversi livelli - non sono quello fisico e materiale ma anche quello morale e spirituale, come se la Natura fosse il linguaggio con cui Dio comunica all'uomo; o, usando una suggestione di Scoto Eriugena, come se gli animali, i vegetali, i minerali e gli elementi altro non fossero che una teofania, una rivelazione del divino che, se decifrata, permette di ricollegarsi con la fonte segreta dell'Essere. Non a caso il titolo stesso del libro ricalca una massima di Bernardo di Chiaravalle, che recita, appunto: troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.
Fedele a questa corrente di pensiero, nei diversi capitoli di Troverai più nei boschi Francesco Boer prende spunto dalle sue esplorazioni tra le montagne, i boschi, i campi, i mari, i laghi e i fiumi per recuperare lo sguardo simbolico tipico della sapienza medievale. Attraverso le sue parole, i suoi pensieri e le sue descrizioni, ogni aspetto della Natura, sia esso un albero, un fiore, un insetto, un animale, un elemento, si trasforma in un simbolo in grado di permettere all'uomo non solo di trovare risposte, ma soprattutto di sollevare nuove domande sui misteri della vita e di riscoprire il mistero che si nasconde anche in un semplice filo d'erba.

Francesco Boer, Troverai più nei boschi, Il Saggiatore.

Daniele Palmieri

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