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sabato 14 marzo 2020

Sulla contemplazione della morte



"È una cosa che pensavo di vedere solo nei film", è una frase che molti, io compreso, hanno pensato o pronunciato. Ma a pensarci bene è una frase surreale, che soltanto una società come la nostra poteva partorire. Siamo così assuefatti dalla materialità, dal "qui e ora", dal pensiero positivo, che non solo proiettiamo la Morte a un futuro così distante da renderla tabù, ma la abbiamo addirittura relegata all'ambito della finzione, come se malattie, guerre e pandemie non avessero mai fatto parte della storia umana e, in generale, della vita sulla Terra, ma fossero solo "delle cose che si vedono dei film", dei cattivi delle serie tv. È come se, negli ultimi decenni, la società dei consumi avesse creato una bolla attorno all'uomo occidentale, assuefandolo con un'immensa messa in scena in cui la Morte, la vera Morte, altro volto dell'esistenza insieme alla Vita, è stato sostituita da una proiezione virtuale di essa, un mero spauracchio se non addirittura una bestemmia da non pronunciare.

Ma quando la Morte irrompe in pompa magna, scoperchiando il fragile sarcofago in cui abbiamo avuto la presunzione di intrappolarla (come nella Danza Macabra di Clusone), ecco che la bolla trema, che gli addobbi scenici crollano e l'uomo occidentale si sente spaventato, solo, intrappolato.

In questi giorni si sta cercando di affrontare la solitudine della quarantena con esplosioni improvvise di gioia, musica e clamore. Gesti importanti e commoventi, che tuttavia devono essere bilanciati dalla presa di coscienza di quanto sta accadendo, dato che una gioia forzata e portata all'eccesso rischia di diventare uno strumento alienante, un'iniezione in endovena di positività fittizia.

Per questo propongo un altro tipo di esercizio, tipico tanto della tradizione filosofica antica quanto di quella teologica cristiana: la contemplazione della Morte.

"La morte e l'esilio e tutte le altre cose che appaiono spaventose, continuamente ti siano davanti agli occhi, soprattutto la morte: e allora nessun abietto pensiero avrà luogo nella tua mente, né tu sarai troppo bramoso di cosa alcuna" dice Epitteto nel Manuale. Contemplare la Morte non significa deprimersi ma, al contrario, prendere consapevolezza della propria finitezza e riscoprire per cosa vale la pena vivere. Anziché iniettarvi dosi smisurate di pensiero positivo, provate a vedere, nel vostro riflesso allo specchio, lo scheletro che si nasconde sotto la vostra pelle. A quel punto la Morte, fidata consigliera, vi mostrerà quanto tempo avete perso, nei mesi e negli anni passati, dietro cose e preoccupazioni senza alcuna importanza. Non è un caso se soltanto adesso si riscopre il valore di una semplice passeggiata.

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