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martedì 26 aprile 2016

Ortega y Gasset: Vitalità, Anima e Spirito

Ho una certa predilezione per i testi filosofici brevi e incisivi, che vanno dritti al punto della questione presa in esame, senza perdersi in rocamboleschi giri di parole e senza sfoggiare vanitoso eruditismo. Trovo che questi brevi pamphlet, ricchi più di idee che di parole, abbiano lo stesso effetto della lama di un rasoio la quale è sottile, certo, ma proprio per questo riesce a compiere con precisione il proprio dovere, ossia penetrare in profondità.
Vitalità, Anima e Spirito di Ortega y Gasset è proprio uno di quei testi affilati, che in poche parole riescono a dissezionare un problema, riuscendo così a trattarlo con lucidità e a fornire risposte illuminanti.
Tema del testo (di una ventina di pagine nell'edizione de Il Cerchio) è proprio la dissezione dell'esperienza interiore umana. La domanda da cui la discussione scaturisce è "Quali sono la figura e l'anatomia di ciò che vagamente siamo soliti chiamare 'anima'?".
Per rispondere a tale quesito, Ortega y Gasset utilizza una metodologia fenomenologica/descrittiva. Punto di partenza non può che essere l'esperienza stessa dell'interiorità così come ogni uomo la vive, esperienza che egli definisce "dell'intracorporeo".
Nucleo fondante di tale esperienza è l'avere un corpo; o, meglio, l'avere un'energia sottile, intangibile, "che vive infusa nel corpo, conficcata e infusa con esso". E' l'esperienza più primordiale, condivisa da tutti gli esseri viventi, che crea una prima, netta, distinzione tra mondo organico e inorganico: l'esperienza della Vitalità. In essa si fondono il somatico e lo psichico; "ciascuno di noi è in primo luogo una forza vitale: maggiore o minore, traboccante o deficiente, sana o interna. Il resto del nostro carattere dipenderà da ciò che è la nostra vitalità".
Potremmo paragonare la Vitalità alla linfa di un albero; è l'energia che nutre la vita, che ci rende sprizzanti di forza quando essa scorre in noi in abbondanza oppure fiacchi e deboli quando siamo in deficit.
A un piano superiore si trova l'Anima, da non fraintendere con l'accezione metafisica che si dà al termine e che la identifica come una sostanza separata dal corpo. Per Ortega y Gasset l'Anima è l'esperienza degli atti di pensiero immediati, ossia di quegli impulsi come la volizione e le emozioni che derivano da una spinta istintiva, arazionale, sui quali non abbiamo alcun potere se non quello di assecondarli o di reprimerli. Si tratta di un'esperienza primordiale, nutrita nella sua intensità dalla Vitalità ma che, rispetto ad essa, aggiunge anche un contenuto verso cui il soggetto tende. 
A contraddistinguere l'Anima è il carattere prettamente soggettivo di tale esperienza; un'emozione non può che essere per me e per me soltanto. Nessun altro può provare la mia paura, la mia gioia, la mia tristezza. L'Anima è una "dimora privata", come la definisce Ortega y Gasset, una cittadella che nessuno potrà mai espugnare, un'esperienza che nessuno potrà mai vivere al nostro posto.
Infine, vi è l'aspetto più elevato dell'interiorità umana: lo Spirito. Quest'ultimo, molto simile all'Intelletto aristotelico, è il pensiero puro che, al contrario dell'atto animico, si protrae nel tempo e, soprattutto, rappresenta la facoltà di cogliere la Verità logiche e filosofiche . L'oggetto della sua riflessione sono le entità astratte, i concetti universali che, a differenza delle emozioni e degli atti volitivi, sono oggettivi poiché validi indipendentemente dalla persona che li esperisce. Nessuno può provare il mio dolore, tuttavia chiunque può cogliere la Verità matematica che 2+2 fa 4. In questo senso lo Spirito può essere considerato "dominio pubblico", la cui esperienza non è soltanto un fatto nostro, privato, ma coinvolge anche gli altri e costituisce un elemento di condivisione, che ci lega indissolubilmente al prossimo. 
Da sottolineare che, per l'autore, Vitalità, Anima e Spirito non rappresentano essenze metafisiche che esistono separate dal corpo, come accennato in precedenza, ma esperienze interiori che egli descrivere e rinomina come fanno gli zoologi nel classificare le specie. Queste tre facoltà, assieme, costituiscono l'io nella sua interezza e ne formano quella che lui definisce "l'eccentricità", ossia la facoltà di avere un punto di vista in prima persona sul mondo.
In ultima istanza si sottolinea come, paradossalmente, la conoscenza più profonda, primordiale e essenziale si verifica quando l'uomo riesca a estraniarsi da tale eccentricità che, seppur peculiare dell'essere vivi, rappresenta una limitazione, giacché l'unica conoscenza che essa permette è quella "prospettica". In altre parole, se ci immaginiamo di fronte a un palazzo di cui vediamo solo una facciata blu, veniamo a conoscenza del colore di tale facciata ma non potremo mai conoscere quella opposta finché non la osserviamo, ossia finché non cambiamo prospettiva; e la limitatezza dell'essere umano gli impedisce di osservare il Cosmo da tutte le prospettive possibili.
Unica soluzione è, come accennato in precedenza, l'abbandono della prospettiva tramite il dissolversi dell'io; una conoscenza primordiale già posseduta dai fanciulli, grazie alla prevalenza, nei primi anni di vita, della componente animica, che funge da "cordone ombelicale" che lega direttamente il bambino alla volontà cosmica - giacché in lui tutto è espressione di un impulso e la prospettiva soggettiva non si è ancora formata; componente che si può recuperare, una volta reciso tale cordone, tramite l'esperienza dello Spirito, che con la conoscenza oggettiva sul cosmo permette di assumere una prospettiva indipendente dalla soggettività, spostando il centro spirituale all'esterno dei confini del proprio corpo. Ciò è possibile elevando la facoltà spirituale alle conoscenze universali, fino alla "regione delle nevi eterne", azione che permette di recuperare l'originale innocenza del fanciullo ma con un livello superiore di consapevolezza che potremmo definire "saggezza".
Ultimo ma non meno importante, vi è una terza via, connessa alla facoltà animica, che è quella dell'amore. Quando amiamo un'altra persona la nostra eccentricità si sbilancia ed esce al di fuori di noi; la nostra vita comincia a ruotare attorno a questa persona e, dimentichi della soggettività, fondiamo la nostra prospettiva con quella della persona amata, divenendo un tutt'uno con ella.

In conclusione, Vitalità, Anima e Spirito è un testo corto ma intenso, che andrebbe riletto più di una volta per coglierne ogni sfumatura giacché, data la brevità, ogni parola è soppesata e anche la frase più concisa nasconde molto altro alle spalle.

Daniele Palmieri

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